Non sarebbe bello riprendere Berlino? Non sarebbe eroico non essere degli eroi?

Berlino è storia da annusare e da toccare, da ammirare.
Berlino è gelo polare, che punge tutte le tue parti scoperte. È cappello di lana, guanti, sciarpa e doppie paia di calze. A Berlino fa davvero freddo.
Berlino è cielo grigio perla, mai una goccia di pioggia, neve vergine bianca. Non vedrò mai più un cielo così. Berlino non è vento, piuttosto ghiaccio.
Berlino è viaggiare: aerei, treni e autobus per raggiungerla. Spostarsi vuol dire prendere la metropolitana 43.562 volte. Al giorno. Berlino per noi è stata la fermata di Voltastrasse, di fronte al nostro ostello. Berlino è camminare sempre con la mappa in mano.

Berlino è partire eccitati e tornare stanchissimi ma soddisfatti. Dovremmo aver percorso chilometri e chilometri a piedi, a rincorrere la nostra esperienza. Ci siamo scagliati contro palle di neve, abbiamo corso sul ghiaccio, siamo scivolati e ci siamo rialzati. Siamo scivolati di nuovo e nel rialzarci ancora abbiamo iniziato a camminare con più cautela. Berlino è anche questo.
Berlino è rinchiusa nei suoi emblemi, nelle sue tradizioni, nei suoi monumenti e musei, piazze e castelli. È un orso con le braccia alzate, il suo simbolo.
Berlino è ed è stata soprattutto un muro. Un incubo. Un inferno.
Berlino è stato svegliarsi la mattina del 13 agosto 1963 e vedere la propria città divisa in due. Testa e coda. Bianco e nero. Est e ovest. Il muro di Berlino ha ucciso tante persone.
Berlino è stata nelle centinaia di persone che, per disperazione, si lanciavano dal balcone delle case lungo il muro sperando di atterrare nel lato opposto ancora piuttosto interi. Pochi ci sono riusciti.
Berlino è stata nei proiettili dei soldati che sparavano a chi tentava di scavalcare, Berlino è stata Peter Fechter e il Checkpoint Charlie.
Berlino è la porta di Brandeburgo con la sua quadriga, il Reichstag con la sua cupola.
Berlino è la puzza di cibo asiatico nelle stazioni delle metro, ma anche quello tedesco non è da meno. Mangiare cibi tedeschi è sentire lo stomaco urlare pietà.
Berlino è un enorme centro commerciale che vende maialini di peluche e nasi da pagliaccio. Berlino è una torre della televisione alta quasi 210 metri. La sensazione di dominare la Germania… il Mondo, dall’alto, al modico prezzo di 10 euro per il biglietto. Berlino è fottutamente commerciale.
Berlino è una catena di supermercati dove l’acqua costa più della birra. Dove si espongono biscotti scadenti da 0.35 euro al pacco a fianco a pregiati pasticcini da 42 euro a scatola. Berlino è anche schifosamente per ogni tipo di tasca.
Berlino è leccare le lacrime salate degli animali del suo zoo, è vedere piangere un leone sconfitto chiuso in gabbia.
Berlino è l’Olympia Stadion dove l’Italia vinse i mondiali nel 2006. Lo stadio della testata di Zidane a Materazzi, lo stadio del rigore di Grosso, lo stadio del cielo azzurro sopra Berlino.
Campioni del Mondo! Campioni del Mondo! Campioni del Mondo! Tutto avvenne qui, Berlino fu italiana quella notte.
Berlino è capolavori di architettura, PotsdamerPlatz, progetti di Renzo Piano, Biblioteche, Auditorium e Chiese.
Berlino è anche un Hard Rock Cafe, una piccola delusione.
Berlino è i suoi fottuti abitanti, è un’addetta alla sicurezza dell’aeroporto che se le chedi “an information” ti risponde “nein, fuckin english!”. I Berlinesi sono gentili e bastardi, pochi ti aiutano, molti fingono di non capire l’inglese pur di evitare d’aiutare qualche disorientato turista, alcuni fingono proprio di non sentire, altri nel vedere la tua non-comprensione del loro irruento idioma continuano gioiosamente e sadicamente a parlare, magari accelerando le parole. I Berlinesi sono fastidiosamente orgogliosi della loro cultura e della loro lingua, quando gli farfugli una parola in tedesco nel chiedere indicazioni, prima di aiutarti (se sei fortunato), ripetono quella parola, scandendola nella sua più perfetta accezione. La fonetica ariana ti tortura il palato e la gola.
Di Berlino dimentico sicuramente tanto, ma per ora ricordo questo.
Berlino si è spogliata di fronte a noi, poi si è rivestita per il freddo. Berlino è molto lontana da qui e credo stia aspettando qualcun’altro che vada da lei.
A riprenderla.

Mariano Paciello