Grado Satira: Il canto del qualunquista

I bari, Caravaggio

Il qualunquista cammina con le spalle al muro e un paio di occhi in più, dietro la nuca. Ha le mani in tasca e il portafogli ben protetto nel taschino interno della giacca. Si lamenta spesso e quasi mai ha torto.

Si sentono cose che fanno sanguinare le orecchie. Si ascoltano frasi che, su certi palcoscenici, sono talmente ripetute, talmente ripetute, talmente ripetute, talmente ripetute. Ripetute talmente da puzzare di marcio. Vomito venduto per consommé, pisciate scambiate per pioggia d’estate. Il nuovo vocabolario della politica italiana ha inglobato espressioni da brividi, ideologie impastate come il pane, mischiate a logiche vicine più alla matita che al cervello dell’elettore.

Qualcuno oggi invoca la “terza repubblica”, qualcun altro dice che non è ancora finita la “seconda”. Nessun diavolo però che sappia dirmi quando è finita la “prima”. L’arroganza di questi demagoghi che, pur di stuprare ancora il concetto di “nuovo”, coniano, creano a tavolino e spacciano una svolta istituzionale che non è mai avvenuta. La nostra PRIMA e UNICA Repubblica, nata nel dopoguerra non è ancora finita, anche se vogliono farci credere il contrario. L’uragano “Tangentopoli” ha demolito i nomi dei soli vecchi partiti, non dei loro protagonisti. Quindi, dov’è la svolta? Il sonno della ragione, ancora una volta, ha generato mostri.

Il bipolarismo che piace tanto ai poteri forti ha biforcato il tifo politico, smussando i toni aggressivi e retrò degli anni ’70. Quel che resta oggi è un panorama desolante, un’ondata “Obamiana” che ha creato una nuova schiera di giovani rampanti arrapati, professionisti in maniche di camicia, che ruminano la parola “democrazia” e poi la sputano a terra nelle camere di consiglio. “Larghe intese”, intese strabiche, intese che stanno a centro-sinistra ma un po’ più al centro che a sinistra, per sedersi vicino al centro-destra senza offendere la destra alla sua destra, guardando ogni tanto verso sinistra per ricordarsi sempre chi siede all’altro estremo della panca.

Nascono così i governi alti come giganti e fragili come farfalle. Enormi e in bilico, che promettono il liberismo ai liberali, l’autoritarismo ai nostalgici e l’equalitarismo ai sindacati. I governi dalle mani avanti, delle condizioni e dei condizionali, delle correnti e dei correntisti. Primarie della sinistra vinte dall’imbucato alla festa, che di sinistra non ha manco lo sguardo, tanto da far sembrare marxista perfino un papa gesuita. Populisti di destra che hanno trasformato con le loro bacchette magiche il protezionismo e l’autarchia, ormai fuori moda, in neoliberismo selvaggio e impreditoria tascabile, raschiando il fondo del barile alla ricerca del consenso universale. Il sentimento cristiano è rilegato nei travestimenti blasfemi e perversi delle loro puttane di corte.

Il tifo da stadio nei congressi mi ha sempre gelato la schiena, ci ho sempre visto un padrone che carezza il cagnolino fedele lanciandogli avanzi della cena della sera prima. Applausi che hanno il tintinnìo dei soldi. Platee riempite di chiacchiere, di chiacchiere, di chiacchiere. Bandiere lercie e fazzoletti sventolati da morti che camminano, odi e lodi al messìa che inforca il microfono come una clava, che ammicca alla telecamera e risponde alle domande con slogan pubblicitari scintillanti.
Schede elettorali spiegate come lenzuola che profumano di bucato, colorate di pastello, simboli politici che agitano le braccia per farsi vedere, virtù morali comprate all’asta come diritti di esclusiva, da scegliere come un pacchetto vacanza.
Avete presente il gioco delle tre carte che fanno i ladruncoli per strada? Se siete acuti capirete bene che la fortuna di quel trucco non risiede semplicemente nelle mani dell’artefice, ma nei complici che ha intorno, nella credibilità che cercano di dare al sistema. Personalmente non conosco nessuno che sia riuscito a fregarli. Ecco, li avete presenti? Ora puntate pure il vostro voto sulla carta dove siete sicuri si nasconda un bell’asso di cuori.
Non è che non credo più a nessuno. Ci ho creduto. E’ che oggi nessuno si sforza più nemmeno di essere fottutamente credibile.
Non è richiesto.

Mariano Paciello