Per tutta la sua vita ha inseguito il sesso. Non sa bene perché, ma deve aver dedotto che era una cosa importante da volere. E adesso che la ha, non gli sembra sufficiente. Ma che importa? Finché c’è il desiderio c’è un impulso; sei vivo; volere è andare oltre te stesso, nel mondo, un passo dopo l’altro.
– Lampada da notte, [Love in a blue Time, 1996]
Quattro anni soltanto dividono Love in a blue time da Mezzanotte tutto il giorno, le due raccolte di racconti di Hanif Kureishi. Quattro anni che rendono in narrativa breve due diversi decenni. Love in a blue time, del 1996, è uno specchio degli anni ottanta, come se quel decennio tutto stereotipi di droga, sesso e rock’n’roll non volesse decidersi a passare. Mezzanotte tutto il giorno, invece, pubblicato nel 2000, è uno sguardo più attento al passato recente di quegli anni, al decennio appena trascorso.
Kureishi entra con le sue storie nella vita di tutti i giorni di persone indefinibili. Non perché – una volta letta la loro storia – non si riesca a inquadrarli, ma perché non c’è forse un aggettivo adatto a racchiudere la loro situazione. In entrambi i casi non si può parlare di gente disperata, né di gente felice. Sono solo persone che vivono la loro vita, vanno avanti fra dubbi, vizi e amori, cercando quella felicità che fino a quel momento gli era stata preclusa.
Negli anni novanta di Mezzanotte tutto il giorno perdiamo le droghe, il senso di ribellione. Siamo in una società che si è ristabilizzata, ma che forse lo ha fatto solo in apparenza, perdendo pezzi di sé per la strada.
Eppure un filo conduttore c’è: l’amore e il sesso. La loro confusione, l’intercambiabilità fra due nozioni che si toccano ma che appaiono profondamente diverse. Nell’Inghilterra di Kureishi questa differenza pare affievolirsi. La rottura di un amore è sempre legata – forse causata – dall’allontanamento sessuale, dal non toccarsi per mesi. E la nuova passione, confusa spesso con l’amore vero e proprio, viene mostrata più di tutto con l’atto sessuale.
Ecco allora il filo. Gli uomini protagonisti dei racconti di Kureishi hanno una donna alle spalle e una davanti. Una moglie che li incatena, da cui vogliono fuggire – o sono già fuggiti – e una o più amanti che lo risvegliano verso la felicità. Non ci sono matrimoni felici in queste raccolte.
Ma questo è solo il passato. Perché il futuro, la nuova donna che spesso viene presentata dopo l’abbandono del tetto coniugale, non è sempre la felicità. In Mezzanotte tutto il giorno è ancora più evidente: la nuova vita dei protagonisti è una rinuncia a tutto. Squattrinati, spesso senza lavoro, di colpo incerti anche delle loro azioni, del nuovo rapporto, in un limbo sentimentale e sociale, come sommersi dal passato e dal presente. Ma è in questi momenti che Kureishi ci mostra la vera tridimensionalità dei suoi personaggi. Non li giudica, li fa camminare, passo dopo passo. Li mostra come uomini che a discapito degli sbagli commessi, delle difficoltà, della profonda codardia che anima molti di loro, cercano comunque di andare avanti, di sistemare le cose, di ricominciare a vivere. Consci che tutto finisce, che l’amore non è eterno, e che loro – probabilmente – ricadranno di nuovo nell’apatia di un amore spento. Ma nonostante tutto ci riprovano. E vanno avanti.
Maurizio Vicedomini
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Ho appena letto Il Corpo, che grazie alla discontinuità temporale dei racconti - che vanno dal passato degli anni ottanta, o anche prima, al presente di pochi anni fa - mi ha trasmesso la stessa idea: quella di un mondo che si trasforma, probabilmente si logora, e nel quale il nostro ruolo potrebbe anche essere irrilevante. Il segreto per una vita se non felice, almeno serena, che Kureishi sussurra all'orecchio del lettore è l'accettazione non rassegnata, ma, anzi, sicura di sè, stoica, di tutto ciò che nel mondo cambia. Questo è l'unico rimedio che abbiamo per sentirci vivi, e parte attiva di tutto questo grande mutamento. Il Corpo è tutto questo e molto altro ancora, leggilo al più presto!
Ho comprato il corpo da pochissimo, lo leggerò senz'altro! Grazie del consiglio!