Grado Satira (Speciale): Persino lo zodiaco

Mi vengono in mente le suore. Non quelle venerate nelle fiction in prima serata (quindi di serie B) ma quelle sostanzialmente inutili, quelle asiatiche o sudamericane, brutte come la morte, che mangiano il gelato a crema passeggiando pe’ Spaccanapoli. Quelle sì che saranno contente. Per la giornata di visita pastorale del Papa allegrone fungeranno da groupies, agiteranno al cielo fazzoletti di seta, sgraneranno i loro rosari, dimenticando per qualche ora di essere in fondo un peso morto della società.

Non si tratta di essere cinici ma semplicemente realisti. Non sto qui a dibattere riguardo l’utilità e l’effettiva efficacia della missione sociale del clero. Mi limito a esprimere il mio rammarico profondo davanti all’ennesimo concerto del potere che non perde mai l’applauso dei poveracci. Da sempre mi reputo una persona fantasiosa ma devo ammettere che mai avrei immaginato che un giorno la città di Napoli potesse accogliere festosa e in lacrime di commozione un gesuita del Sudamerica, accolto a braccia aperte (e si spera a bocca chiusa) dal Mastella della curia locale, sua eminenza Crescenzio Sepe, quello indagato più volte per corruzione e concussione, così, giusto per intenderci tra laici.

Rammarico dicevo. Rammarico e sconforto per un evento carico di simboli ma povero di sostanza. La popolazione napoletana ama intonare inni, mandare baci, lanciare petali. Ama venerare il San Gennaro di turno, affidandogli illusoriamente la speranza di un riscatto sociale che, di questo passo, non avverrà mai. La popolazione napoletana ha però anche la memoria corta. A giorni alterni celebra i fasti della monarchia borbonica che fu, salvo poi affogare nell’asfalto il basolato storico per non destar scossoni alla papamobile in arrivo.

Quindi, mentre la città intera si prepara a inginocchiarsi al papa, passerò il tempo a meditare sulle parole di un filosofo campano che ha urlato le sue eresie finché ha avuto fiato in gola, finché il rogo non ha spento l’ultimo afflato di ragione che dimorava in lui.

Che ci piaccia o no, siamo noi la causa di noi stessi. Nascendo in questo mondo, cadiamo nell’illusione dei sensi; crediamo a ciò che appare. Ignoriamo che siamo ciechi e sordi. Allora ci assale la paura e dimentichiamo che siamo divini, che possiamo modificare il corso degli eventi, persino lo Zodiaco.

(Giordano Bruno, 1548-1660)

Mariano Paciello