Winesburg, Ohio: una Spoon River dei vivi

Winesburg, Ohio del 1919, tradotto in italiano con il titolo I racconti dell’Ohio, non più stampato per molti anni, ritornato nelle librerie solo dal 2011 con l’edizione Einaudi e nella collana Grandi tascabili economici Newton; è l’opera in cui il talento di Sherwood Anderson raggiunge il suo apice. È una raccolta di racconti ambientati a Winesburg, una cittadina inventata, il cui nome deriva dal fiume che l’attraversa “Wine”, nome che rievoca il vino, un simpatico, sottile gioco di parole che serve ad Anderson per sottolineare il legame con qualcosa di vivo, di generoso, alla base di un libro ricco di emozioni, che presenta storie drammatiche e torbide, temperate dall’elegia. 

È forte il richiamo della giovinezza dell’autore, dall’ambientazione in Ohio, alla presenza del giovane cronista George Willard, alter ego di Anderson, filo conduttore di tutti i racconti. Il giovane ragazzo, con il songo di diventare giornalista, raccoglie le confessioni di vari personaggi, accomunati dalla sensazione di aver vissuto un trauma insuperabile. Descritti tutti dall’autore con affetto, senza nessun senso moralistico, ognuno di loro appare fascinoso in quanto fenomeno umano. Dietro le torbide vicende narrate si sente l’eco della scoperta di Freud, ma la visione drammatica è temperata anche da alcuni racconti comici che si inseriscono nelle vicende. Il libro si struttura in 21 racconti più l’introduzione, nell’indice si nota come al titolo di ogni racconto è affiancato un nome, a voler dare sempre più senso di umanità e di verità all’intera storia. Con quest’opera Anderson sente la necessità di un nuovo spazio letterale, Winesburg Ohio non appare un romanzo, nemmeno un racconto, ma è un romanzo fatto di racconti legati dal personaggio del giovane cronista, è attraverso i suoi occhi che guardiamo questa cittadina popolata da gente chiusa in se stessa, fondamentalmente fallita, che non ha realizzato nessuno dei sogni che coltivava. Accanto ai personaggi dei singoli racconti si sviluppa anche la sua maturazione, il primo racconto parla infatti del suo rapporto con la madre, donna infelice e solitaria. Tutti lo invitano a fuggire e realizzare altrove quello che desidera, lo incitano a non chiudersi in quel mondo provinciale, povero, conformista. La maturazione di George, avviene anche, e soprattutto, grazie ai suoi amori: il primo amore e la scoperta dell’eros, a cui seguirà un amore pilotato, quello per Hellen, la bella ragazza ricca di cui tutti si innamorarono, ma che lui utilizza solo per scriverne una storia; e l’innamoramento, credendosi ormai maturo, per una ragazza che credeva invaghita di lui ma che in realtà lo usò soltanto. In tutte queste microstorie che lui racconta, è forte la partecipazione simpatetica di Anderson.

Alla lettura di questi racconti, evidente appare il paragone con l’opera di Edgar Lee Masters, l’Antologia di Spoon River, pubblicata nel 1915. Spoon River offre, come I racconti dell’Ohio, una serie di ritratti di personaggi, ma con minore finezza narrativa e capacità d’introspezione. Spoon River è meno felice, più ovvio e melodrammatico, il tema sociale è fortemente insistito. Il legame tra le due opere esiste, si percepisce, ed è possibile trovarlo  anche dal punto di vista biografico degli autori, pare che la seconda moglie di Anderson, ampiamente citata in Spoon River, sia stata l’amante di Masters.

Potremmo quasi azzardare a definire Winesburg Ohio una Spoon River dei vivi.

jb_recon_anderson_1_eSherwood Anderson fu sempre generoso nell’incoraggiare giovani talenti e alla sua scuola si sono formati due maestri indiscussi della letteratura americana che riprenderanno la sua forma narrativa di romanzo-racconto: William Faulkner, in Go Down, Moses e Ernest Hemingway in I 49 Racconti, certamente più consapevoli dei propri mezzi, rinunciano alla spontaneità di Anderson, alla sua caratteristica di “parlarci” mentre scrive, di raccontare cosa sta per accadere; usando un metodo Joyciano, presentano gli eventi descrivendoli in maniera neutra e lasciando al lettore la capacità, se riesce, di trarne il senso.

Anderson resta però  un vero grande Storyteller, nel suo stile c’è la grande letteratura americana, conciso, neutrale agli eventi, sa come fare arrivare le luci e le ombre delle case, l’odore dei campi, il fieno tagliato, il profumo di pioggia, dell’erba da raccogliere. Le radici nella terra all’alba della modernità.

Anna Chiara Stellato