Lo swing rivive a Napoli: LA UANEMA ORCHESTRA!

Racconto di un’esperienza purtroppo fugace, uno show che in media dura un paio di ore e potrebbe invece tenere incollati, decisamente di più; finché ovviamente le suole dei piedi, calzanti esclusive scarpe da ballo, non cedano per l’estrema frenesia con cui hanno consumato i pavimenti. In un lunedì sera un po’ carnascialesco, il locale partenopeo Cellar Theory ha teletrasportato il suo pubblico vario e leggermente alticcio in un club anni trenta di New York: luci spente nella piccola sala, luminarie soffuse dominanti il palco e un’orchestra swing in carne e ossa a dilettare i presenti. La Uanema Orchestra ha inscenato, come in ogni sua passata e recente esibizione, uno spettacolo degno di una BroadCasting dell’epoca.

Dall’incontro con questi otto talentuosi artisti, attraverso la cui polifonica fusione e affiatata collaborazione rivive il meglio del jazz anni 30 e 40; ho appreso le misteriose ragioni di una storia musicale intramontabile, per quanto basata su una forma cristallizzata, sospesa ancora tra i fortunati esiti di quei pochi decenni: le grandi libertà strumentali di questo genere, lo swing (che del jazz è solo una successiva variante, generatasi nella terza decade del secolo), si rispecchiano perfettamente nella flessibilità dei movimenti; di fatto il termine è stato proprio coniato per esprimere il dondolamento subito dal corpo. Ma non solo, questa elasticità si traduce in un tipo d’intrattenimento quasi sfacciato, e come i ragazzi della Uanema confermano, garantirebbe una nuova forma di socialità che cattura e coinvolge anche gli spettatori più refrattari.

Il gruppo in questione nasce dalla grande nuvola di artisti condensatasi nell’innovativo Laboratorio di musica swing, tra le mura dell’ex Asilo Filangieri. In origine, molte sono le personalità musicali che pullulano nella struttura partenopea, proprio a dimostrare come il genere riesca a creare una dimensione comunitaria e aperta al pubblico. La cosa veramente interessante è che fin da subito ai musicisti si affiancano ballerini professionisti o anche improvvisati, desiderosi di cavalcare le dondolanti note con tanto di giravolte e, in qualche caso, prese complicate! Non stupisce di certo questa peculiarità, se si tiene presente come questo tipo di composizioni sia indissolubilmente legato alla danza fin dai primi storici passi. Dal nebuloso e folto insieme iniziale, si formerà dopo una serie di vicissitudini l’attuale Uanema Orchestra, attiva ormai in molti piccoli club del napoletano e non solo, da ben cinque anni.

Questo pop strumentale, espressione usata da uno dei membri, Ciro, sarebbe votata all’improvvisazione, ma in maniera pur sempre fedele all’originale: lo scopo del complesso è attuare uno «studio filologico» dei grandi classici rivisitati, da Duke Ellington, Nat King Cole a Ella Fitzgerald, fino ad arrivare a Louis Armstrong e tanti altri. Come se non bastasse, ai piedi dei vari palchi su cui i sette strumentisti, più la suadente cantante Sara, interpretano i grandi classici, si costruisce ogni volta uno scenario danzante di tutto rispetto.

Assistendo per la prima volta a questo spettacolo ci si sente rapiti per un attimo dalla fredda e deludente dimensione presente, che le attuali strategie mediatiche della televisione e della radio hanno contribuito a generare; si diviene protagonisti di uno show televisivo in bianco e nero, parte integrante dell’intrattenimento e cuore pulsante della scena. Stridono gli strumenti, e al soffio della prima tromba o del primo sax, ecco dimenticato per qualche piacevole ora il regresso della musica moderna. Non resta che accompagnare al ritmo «di ogni due colpi e mai ogni uno», il clarinetto, la tromba, il sassofono, la tuba, il contrabbasso, la batteria, e la chitarra , con uno spontaneo battito di mani.

Francesca Ciaramella