“Laurence Anyways”, raccontare l’alterità

L’esperienza di osservazione della realtà di Xavier Dolan, concretizzatasi in una nutrita laurencd0b5_anywaysproduzione cinematografica, fa del giovane regista canadese uno dei narratori realistici di storie minime. Questa profonda, ostinata aderenza alla realtà potrebbe far pensare che il cinema di Dolan si ispiri allo statuto del racconto verosimile, ma il rapporto che si instaura tra il regista e il “mondo esterno” è molto più articolato di quanto possa sembrare. Più che parlare di verosimile è corretta la definizione di vero ricreato che non rimanda unicamente a una lettura politico-sociale della realtà, quanto piuttosto a un iperrealismo. Il cinema di Dolan nasce da forti motivazioni sociali e morali. Con i suoi film egli intende dare la parola agli ultimi, quelli che non hanno voce nella nostra società, che occulta la miseria con lo strepitio e il luccichio della ricchezza e dell’apparenza come accade nella terza opera del regista, Laurence Anyways, datata 2012 e uscita in Italia nel 2016.

Siamo a Montréal, Canada, nel 1989. Laurence (Melvil Poupaud) è uno stimato professore di letteratura in un liceo e un apprezzato romanziere esordiente. Nel giorno del suo trentacinquesimo compleanno, confessa alla propria fidanzata – la grintosa regista Frédérique (Suzanne Clément) – che la sua vita è una totale menzogna. Laurence ha sempre sentito di essere nato nel corpo sbagliato. Donna costretta in abiti e attributi maschili, Laurence ha finalmente preso consapevolezza del bisogno di non mentire più, agli altri e soprattutto a sé stesso. Fred, che sta con lui da due anni, è sconvolta, ma la loro è una relazione di passione, affinità, complicità, stima, sostegno e un affetto profondissimo. Dopo un iniziale allontanamento, la coppia si ricompone: Laurence ama Fred comunque, a prescindere dal suo desiderio di diventare donna; Fred non può fare a meno di lui e desidera sostenerlo nel difficile percorso di transizione. Inizia così una nuova vita. Ma le ostilità e i pregiudizi che i due innamorati dovranno affrontare, nei dieci anni seguenti, metteranno più volte in discussione il loro rapporto straordinario.

lawrence_anywayIl film di Dolan è il film dell’alterità per eccellenza, ma anche della pietà, della comprensione, del perdono e della prossimità. Rifuggendo il verosimile, oltrepassando gli oggetti e gli eventi, il racconto diviene luogo metaforico e reinvenzione del reale. Infatti oltre la superficie opaca dell’agire dei protagonisti, si avverte in essi una fisicità non fine a sé stessa, ma piuttosto una pulsione di natura metafisica, che nasce dall’“assenza del mondo” che li circonda, il mondo come non-luogo, il luogo del nulla. In Laurence Anyways ci si è sforzati di giungere al pensiero che sta dietro l’azione, tesa a scoprire l’interiorità psicologica dei personaggi inducendo il pubblico a vedere con i loro occhi e a identificarsi con essi. Soffrire insieme, con-patire, personaggio e spettatore, in questo originale modo di raccontare uno spaccato della vita di persone vinte.

Nel film prevale la ricerca, l’instabilità, l’alienazione, una macchina da presa estremamente libera e dinamica segue o precede i movimenti dei personaggi. Il loro movimento diventa illusione di vita, ma anche fuga e ricerca, ma in ogni caso il movimento si contrappone alla staticità. Dopo aver cercato invano, Laurence si ferma, riflette, scopre un barlume di verità, forse sé stesso. La transessualità non è un soggetto facile e il regista, poco più che ventenne, sceglie di trattarlo nel modo più semplice e naturale possibile: filtrandolo attraverso le lenti del sentimento d’amore, che stempera la drammaticità e l’estremizzazione della vicenda di Laurence, uomo affermato che decide, in età non più giovane, di rinunciare a tutte le certezze acquisite, pur di vivere finalmente sé stesso. La tecnica della ripresa, con il suo incalzare da dietro, pone lo spettatore nella medesima posizione di colui che è alla ricerca, consentendogli di seguire tutti i movimenti dei protagonisti e mettendoli in presa diretta con ciò che sta accadendo.

La posta in gioco è altissima, perché Laurence si assume la responsabilità di rischiare tutto ciò che ha costruito: l’affetto della famiglia e degli amici, la stima sociale, un lavoro che lo riempie di soddisfazioni e soprattutto l’amore della sua anima gemella. Improvvisamente solo in una società che, nonostante la dichiarata apertura mentale, non è disposta a rinunciare alla propria facciata di perbenismo e conformismo, Laurence deve affrontare la diffidenza e il pregiudizio di chi un anno prima lo ammirava. Si potrebbe dire che l’intera produzione dolaniana appare come un documento morale della coscienza dell’uomo moderno. L’uomo comune perso in una società in disgregazione. L’iniziale solitudine di Laurence e Frédérique li spinge a confrontarsi con loro stessi, con il mondo, con la loro coscienza e li porta a un travaglio interiore che si traduce in un sostegno reciproco. Il passaggio alla transessualità è narrato come un perenne stato di attesa del protagonista: un silente “tragitto morale”, il movimento, il risveglio della sua coscienza. La possibilità del cambiamento. La tenerezza e la sensibilità con cui il regista guarda a questa storia costituiscono la cifra artistica e insieme umana del film che segna il passaggio definitivo del giovane cineasta alla maturità, dopo le due sorprendenti ma acerbe prove precedenti. Laurence Anyways è l’opera di Dolan dal tema più estremo, eppure è la meno urlata, la più delicata, la più vera.

Enrico Riccardo Montone