Davide Bacchilega, il lato oscuro della Romagna

san20secondo_1583-03-40-44-2336“Quando si pensa alla Romagna viene in mente gente simpatica che balla il liscio, ragazze ben disposte con la esse appesantita e vitelloni abbronzati sulla spiaggia riminese. Ma ci sono anche inverni che non finiscono mai, e nebbie spesse da non vederci”. Parole di Barbara, che nei suoi completi Gucci e i suoi stivali in pelle di vitello singhiozza disperata ai funerali di gente che non conosce. Una prefica dei giorni nostri, un mestiere alquanto inusuale, quasi quanto quello di Mauro, tanatoprattore di cadaveri malridotti, che – si vocifera – sia, inoltre, incline alla necrofilia.

Le vite di Barbara e Mauro sono in qualche modo legate a quelle di Michele, di Didi, di Giorgia, di Ermes, e di tutti gli altri protagonisti che si affollano sulla scena di Più piccolo è il paese più grandi sono i peccati, romanzo di Davide Bacchilega, edito da Las Vegas edizioni (2016). Nell’opera di Bacchilega – scrittore romagnolo, classe 1977 – ogni personaggio è allo stesso tempo un narratore. Ognuno di essi, infatti, ha la possibilità di esprimersi con la propria voce, di raccontare la storia che si sta svolgendo dal proprio punto di vista, di mostrarsi senza veli, anche nei propri lati più oscuri.

Più piccolo è il paese più grandi sono i davide-bacchilega-336x336peccati è un romanzo che manifesta un’interessante innovazione dal punto di vista narrativo. A ogni capitolo corrisponde il nome di uno dei protagonisti e ad ognuno di essi corrisponde un preciso stile narratologico, una particolare sintassi, uno specifico uso della punteggiatura, un modo di dire, un intercalare.

In che modo le vite di Barbara e Mauro sono collegate a tutti gli altri? A Michele, giornalista di cronaca nera, nerissima, perennemente a caccia del peggior caso di omicidio: “Quest’anno sono stati ventotto gli omicidi in Emilia Romagna”, racconta Michele “e ventotto sono quelli che vi ho raccontato”. Fedele ai suoi lettori, fedele alla sua linea editoriale.

A Didi, ex prostituta dell’est, che saltuariamente si dedica ancora alla vecchia professione, a rischio di correre grandi pericoli. A Giorgia, prostituta a tutti gli effetti, affetta da una particolare malattia che le impedisce di riconoscere i volti delle persone: la prosopoagnosia. A Ermes imprenditore del commercio più occulto, più seducente e più fruttuoso delle società di tutti i tempi: il mercato del piacere. Un tempo del suo giro facevano parte Barbara, Didi e Giorgia – le sue Charlie’s Angels – ma ora non gli rimane che la sventurata ragazza affetta da prosopoagnosia.

Come fili di una maglia, le storie di questi personaggi si intrecciano, si ingarbugliano e si mescolano a nuovi fili, a nuove vite: quelle di Marta e di Mainardi, del dottor Benelli e di Donati, di Pavel e di Gola Profonda. E poi c’è la lettera. Una misteriosa lettera che costringe i destini delle tre ragazze che l’hanno ricevuta – Barbara, Didi e Giorgia – a incrociarsi di nuovo.

copppppgpLo stile di Bacchilega ricorda un giallo, o piuttosto la parodia di un giallo. Con il giornalista che si pulisce il naso con la punta delle dita; il tanatoprattore che vuol partecipare a Chi vuol essere milionario; una provvidenziale dissenteria del cane di Ermes, Arrigosacchi; il poliziotto e il medico che svendono cattive notizie alla stampa come fossero caramelle.

Bad news is a good news”,  ogni caso di omicidio o di morte è una buona notizia, perché è lavoro per tutti: per chi lo racconta, per chi ne fa l’autopsia, per chi ne ricuce il corpo e per chi compiange la salma a pagamento al funerale. Da qui il titolo del romanzo di Bacchilega Bad news (2011), di cui Più piccolo è il paese più grandi sono i peccati è la versione riveduta e corretta.

“Non si ricorda un inverno più violento in Romagna”, commenta amaro Gola Profonda alla fine della storia. Che cosa ha in serbo il destino per Michele, per Mauro, per Ermes, per le “Charlie’s Angels del piacere”?
Cinico, ingegnoso, coinvolgente, il romanzo di Bacchilega si legge con piacere e con un angolo della bocca in su. Un humor macabro e provocatorio, che pochi scrittori riescono a gestire con tanta cautela.

Anna Fusari