Bill Gates e la tassa sui robot

Bill Gates

Bill Gates

Qualche settimana fa, un famoso personaggio che ha influenzato gli ultimi decenni, ha espresso l’opinione secondo la quale i robot che rubano posti di lavoro dovrebbero pagare le tasse.

Forse l’idea era già vecchia, forse no, probabilmente tanto clamore è nato semplicemente dal fatto che la persona a cui ci stiamo riferendo sia niente poco di meno che Bill Gates. Effettivamente, la cosa suonerebbe strana, se non si sapesse che il fondatore della Microsoft, da svariati anni, ha avviato una fondazione umanitaria attiva nel miglioramento delle condizioni di vita del terzo mondo. La ragione principale espressa da Gates riguarda il fatto che gli esseri umani “sostituiti” tramite automi in operazioni ripetitive sono tassati, mentre un robot che svolge lo stesso lavoro no; Fa inoltre notare come i robot dovrebbero aiutarci lasciando che gli umani si occupino di cose come l’insegnamento, la cura degli anziani e delle persone con esigenze speciali: cose che un robot non può fare.

Se da un lato, in una prima lettura, la cosa sembra sacrosanta, bisogna pensare che progettare un robot, dialogare con esso e progettare una intelligenza artificiale sono operazioni altamente impegnative dal punto di vista umano: cose che un robot non può fare, e che, almeno a breve termine, non potrà fare. Con ciò, in parole povere, stiamo probabilmente andando verso una progressiva evoluzione dei posti di lavoro come li conosciamo. Non è escluso – anzi, sembra una prospettiva plausibile – che man mano nascerà l’esigenza di sempre nuove figure professionali impegnate nel mondo della robotica. Robot

A scendere in campo sulla questione è stata anche l’Unione Europea. In prima battuta, son state richieste assicurazioni obbligatorie per i danni causati dai robot, un fondo per la riparazione dei danni, l’iscrizione a un registro. La cosa, sotto sotto, sicuramente fa ghignare chiunque abbia mai visto Robin Williams interpretare magistralmente L’Uomo Bicentenario. In seconda battuta, la Commissione Europea ha deciso di respingere l’idea di tassare i robot perché fermerebbe il progresso.

Alcuni tratti di tale opinione sono stati espressi anche dalla giornalista italiana, ex conduttrice di Report, Milena Gabanelli. Secondo la Gabanelli, una ventina di anni fa si pensava lo stesso anche dell’informatica, eppure al giorno d’oggi il settore ha creato più posti di lavoro di quelli perduti a causa di essi. Infine, ha lasciato due quesiti. Il primo è: bisogna tassare la ricchezza o la tecnologia per produrla? Risparmiando sul costo del lavoro i prodotti saranno venduti a un prezzo più basso e sostituendo i lavoratori l’azienda avrà più utili e su quelli dovrà pagare tasse. Il secondo somiglia molto più a una “stilettata” polemica verso Bill Gates: pur lodando la generosità della sua fondazione umanitaria, la Gabanelli fa notare come la stessa Microsoft tenga 95 miliardi di dollari stipati in paradisi fiscali, che una volta tassati potrebbero essere utilizzati come sussidi per i lavoratori rimasti a spasso a causa delle loro tecnologie.

In fondo, siamo ancora all’inizio del secolo. Siamo ancora all’inizio del secolo e siamo in un’epoca totalmente informatizzata; forse le cose cambieranno ancora, ma essendo cambiato tutto così in fretta nell’arco di pochi decenni, forse sarebbe il caso che il pensiero filosofico cominci a penetrare in maniera più profonda anche negli ambienti informatici.

Fabio Romano