Un Salone del libro per Napoli?

In tempi di schieramenti fra il Salone del libro di Torino e Tempo di libri, la nuova fiera di Milano, il sud Italia resta ancora sguarnito di un evento culturale di rilievo legato al libro. E la città di Napoli è ancora fanalino di coda fra le più importanti città italiane.

Non è sempre stato così, naturalmente, e molti ricorderanno Galassia Gutenberg, la fiera del libro napoletana che prendeva il nome dal celebre libro di McLuhan. Venti edizioni, dal 1990 al 2009, nel 2010 il Salone mediterraneo del libro, e poi più nulla. Sette anni senza un evento culturale di spessore dedicato ai libri.

Se è vero che negli anni ci sono stati tentativi di organizzare qualcosa – si citano esempi virtuosi come la fiera di San Giorgio a Cremano Ricomincio dai libri, o gli eventi ricorrenti di Un (lungo)mare di libri – la città ha bisogno di qualcosa di più, capace di parlare a un grande pubblico.

Ci si potrebbe domandare se dietro questa mancanza ci sia una ragione. Stando alle statistiche, il sud Italia nella sua interezza ha un numero di lettori pari alla sola Lombardia. Forse, allora, il salone del libro manca a Napoli perché non ha un pubblico a cui rivolgersi. Forse. O, ancora, il motivo potrebbe essere la debolezza dell’editoria napoletana, che sembra incapace di crescere, con editori pronti a farsi guerra in quella che ha tutta l’aria di una lotta fra poveri per le briciole dei lettori d’Italia.

Napoli, va ricordato, non ha ancora un grande editore nazionale, basti confrontare con Roma o Milano per rendersene conto.

E allora, se tutto questo è vero, che cosa si può fare?

Una prima risposta arriva. Tre editori – Alessandro Polidoro, Rogiosi, Guida – hanno fondato un comitato per promuovere un salone del libro a Napoli. Questo comitato, Liber@Arte, si è presentato ieri, 12 aprile, alla libreria Raffaello e ha cominciato una raccolta firme proprio a questo scopo.

Ora, siamo realisti. Non voglio presentare Liber@Arte come uno strumento salvifico della cultura partenopea, perché non lo è. Siamo abbastanza abituati alle complicazioni che nascono quando si cerca di fare qualcosa di buono in una città come Napoli. Ci sarà da vedere quanto le istituzioni appoggeranno un simile progetto, ci sarà da vedere se questo triumvirato riuscirà davvero a organizzarsi, se non finirà come i tanti consorzi di editori campani creati negli anni passati e finiti in fumo. Bisognerà valutare un luogo adatto a ospitare un simile evento – considerando che probabilmente la Mostra d’oltremare, location fra le più adatte, sarà inaccessibile per prezzi troppo alti. Insomma, il Salone del libro a Napoli è tutt’altro che fatto.

Credo valga però la pena di provarci. Se c’è uno sport italico per eccellenza, è il lamentarsi delle cose che non vanno e non far nulla per cambiarle. Adesso c’è una possibilità di far vedere che si può far cultura a Napoli, così come si può fare a Milano, a Roma, a Torino. C’è la possibilità per tutti coloro che vogliono fare cultura al sud Italia di far sentire la propria presenza.

Va da sé che questo non risolverebbe i problemi. Fare un Salone del libro non porterà tutti in libreria. Quello che potrebbe fare, invece, è avvicinare i lettori al mondo dell’editoria indipendente – che in libreria è poco più che una chimera – e permettere un incremento nella bibliodiversità. Può significare la possibilità di avvicinare il mondo dell’editoria nazionale a una città che per tanti anni è rimasta indietro.

Insomma, magari Liber@Arte finirà come le tante cose che cominciano e poi svaniscono nell’incuranza di massa, ma magari – con il giusto supporto – può riuscire davvero nel suo intento. E avremmo una cosa in meno di cui lamentarci.

Maurizio Vicedomini