SPECIALE: Dal Gambrinus a San Domenico, i dieci mesi della fiera del libro di Napoli

Dal 22 al 25 marzo 2018. Ecco le date.

Il salone – o festival, o festa – del libro di Napoli sembra più concreto che mai. Il complesso prescelto dovrebbe essere quello di San Domenico maggiore, in pieno centro storico. Ma ieri, al Gambrinus, si è parlato di molto altro.

Il Gambrinus, prima dell’evento

Più che una vera e propria presentazione della fiera del libro di Napoli, l’occasione del 24 maggio è stata rivolta alla raccolta di proposte da parte degli addetti ai lavori, delle associazioni, di chiunque avesse voluto parlare. Un atto di inclusione, da parte del comitato promotore Liber@Arte, in linea con molti degli interventi che si sono susseguiti nel corso dell’incontro. Presenti, oltre agli editori promotori – Alessandro Polidoro, Diego Guida, e Rosario Bianco di Rogiosi –, l’assessore alla cultura e al turismo Nino Daniele, il testimonial Maurizio de Giovanni, lo scrittore e giornalista Ugo Cundari.

Si parlava di inclusione. L’idea che è uscita dall’incontro è contraddistinta da una forte inclusione della città stessa, un festival realizzato dalla città per la città. Da una parte, ha detto Polidoro in apertura, “un evento fatto di contenuti, professionalità, competenze”, che possa raccogliere il retaggio di Galassia Gutenberg, che dal 2009 ha lasciato l’unica metropoli del meridione orfana di un evento culturale importante dedicato al libro. Ma nemmeno c’è l’intenzione di costruire un Salone di Torino-bis. Il Salone è infatti una fiera ormai canonizzata nella forma in cui si presenta, che non ha senso riproporre con lo stesso modello. Non c’è, quindi, la volontà di riproporre presentazioni e stand così come siamo abituati a vederli in quelle fiere.

Maurizio de Giovanni

L’idea è quella di sfruttare la tradizione napoletana per creare qualcosa di unico e particolare. Sfruttare quindi la tradizione canora, teatrale, il rendere il festival – si notava una ritrosia a usare il termine Salone – una serie di eventi che permettano al lettore, al visitatore, di vivere in qualche modo il libro, attraverso una vera e propria rappresentazione. Tutto questo coinvolgendo le scuole, i giovani, in una fiera che avrà il suo nucleo centrale nel complesso di San Domenico maggiore, ma che sarà probabilmente dislocata anche in altri spazi, strutture, o addirittura per le strade del centro storico.

Dal pubblico, fra associazioni, editori, librai, direttori di biblioteche, non sono mancati interventi problematici. Dall’associazione Viva Napoli – ad esempio – è arrivata l’idea che la fiera napoletana dovesse essere – al contrario delle altre fiere del libro, con particolare riferimento a Milano e Torino – la fiera dell’editoria napoletana, escludendo o limitando la presenza di “editori nazionali”. Un punto di vista, questo, che non può e non deve essere messo alla base del progetto della fiera. Sia perché non tiene conto che gli stessi editori napoletani sono editori nazionali e non si occupano solo di Napoli – come ha sottolineato Ugo Cundari –, sia perché attualmente l’editoria napoletana non ha editori di grande respiro nazionale. Prendere in considerazione l’idea di rendere questa possibilità una fiera dell’editoria napoletana significa rinnegare il clima di inclusione e collaborazione che il comitato sta portando avanti, e significa anche restare una volta di troppo nascosti dietro la maschera di Pulcinella: benissimo sfruttare la cultura e la tradizione napoletana per rendere l’evento unico, ma senza restare chiusi entro i confini cittadini o regionali. Napoli necessita – e merita – una fiera di respiro nazionale o internazionale. Come ha poi sottolineato Mauro Giancaspro, la fiera dev’essere una possibilità di promuovere la lettura, non l’editoria in sé.

Il percorso, comunque, è ancora lungo. È chiaro che – nonostante l’appoggio dichiarato delle istituzioni – sia ancora tutto da organizzare, chiarire, razionalizzare. Gli interventi conclusivi dal pubblico hanno mostrato perplessità sull’effettiva reperibilità di fondi, sulla disponibilità delle strutture, sul coinvolgimento delle scuole. Tutte domande lecite alle quali il comitato intende rispondere con i fatti. Marzo 2018 è ancora lontano. C’è un conto alla rovescia di dieci mesi durante il quale questa fiera, festa, festival dovrà passare dall’astrattezza delle idee e delle buone intenzioni alla concretezza. Bisognerà chiarire le modalità, il modello, le strutture effettive e per ultimo il programma. C’è molto da fare, ma il tempo c’è. E dal 2009 Napoli non è mai stata così vicina ad avere di nuovo una fiera del libro.

 

Maurizio Vicedomini