Love Kaputt, oscuri retroscena di decadenti periferie napoletane

“È una serata balorda” esordisce Marullo, una serata come tante, in una delle tante periferie sgangherate di Napoli. Uno squallido locale e una squallida sbornia, la carcassa di un’auto bruciata, l’indifferenza di fronte al pericolo e un vertiginoso salto indietro nel tempo, verso anni migliori, quando i tempi non avevano ancora superato la maturità per sfociare nel più tetro decadimento.

Napoletano d’origine, Marullo è un misantropo businessman, introverso e viaggiatore, sempre in giro per l’Italia per star dietro ai suoi affari, senza creare legami solidi con niente e con nessuno. Durante un inatteso viaggio in treno, un ancor più inatteso incontro con una donna dai capelli neri e brillanti occhi azzurri è destinato a mescolare i fili del suo destino.

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Il solitario Marullo, pazzo d’amore per Elena – la donna del treno – decide finalmente di sposarsi. Infiammati di passione, i due iniziano la loro vita di coppia senza quasi conoscersi e un inevitabile cambio di scena avviene a pochi anni dal matrimonio. Elena finisce per rivelarsi una donna diversa dalla brillante ragazza incontrata per caso su un vagone, la sua allegria si affievolisce giorno dopo giorno e strane manie, inspiegabili colpi di testa e improvvise sparizioni iniziano a intaccare la serenità della vita coniugale, fino al giorno del tragico ritrovamento: il corpo di Elena senza vita, in uno dei locali dell’ospedale in cui lavora.

Venato dell’angosciante atmosfera di un thriller psicologico, il romanzo di Antonio Giugliano, Love Kaputt (AUGH! 2017), si risolve in una serie di colpi di scena, destinati a tenere il lettore sulle spine fino all’ultima pagina.

Tutta la storia di Marullo si gioca nelle malinconiche realtà periferiche e di provincia tra arton146581-94048Napoli e Caserta. Un’ambientazione tipicamente “gomorriana”, tra eco balle e discariche a cielo aperto; squallidi bar che servono ostriche su strade provinciali e locali notturni poco raccomandabili. Giugliano racconta senza inibizioni il desolante spettacolo di certe realtà del sud Italia, forse con un sottile scopo di denuncia, ma senza sfociare mai nell’aperta polemica; adottando piuttosto un tono di rassegnata accettazione del degrado estetico e morale della società in cui vive il protagonista della sua storia.

L’autore non giostra altrettanto felicemente l’uso del dialetto napoletano, inserito con forza, senza smussature, generando un attrito poco piacevole con il resto della narrazione. In generale, l’impressione è che i dialoghi manchino di quella spontaneità che, invece, nelle parti descrittive dona dei piacevoli momenti di completa immersione nella racconto .

La stessa vicenda di Marullo, sebbene riservi sorprese e inquietanti retroscena, avrebbe meritato uno sviluppo migliore, magari inspessendo la complessità psicologica dei personaggi. Il voltafaccia del protagonista, ad esempio, avviene in modo troppo repentino e forse sarebbe stato più interessante se il testo avesse fornito al lettore degli elementi che ne nutrissero i dubbi e che lo portassero a farsi delle domande. Il testo ha un’ottima struttura narratologica, ma un contenuto troppo scarno e il risultato è che a fine lettura si ha la sensazione di non essere pienamente soddisfatti.

Al di là di ciò, il romanzo rientra perfettamente nei canoni del genere: rispetta momenti di suspense, colpi di scena, rovesci di personalità e qualche elemento splatter, che a molti non dispiace. Una lettura non impegnativa, magari da fare in estate.

Anna Fusari