Ricomincio dai Libri, Napoli è davvero pronta per una fiera del libro?

Primo ottobre, si è conclusa la quarta edizione della fiera del libro Ricomincio dai Libri, quest’anno ospite del comune di Napoli. Dopo tre anni trascorsi in quel di San Giorgio a Cremano, città natale di Massimo Troisi che di certo ha ispirato il nome della manifestazione stessa, il trasferimento è stato visto come il trampolino di lancio per spiccare il volo e fare il salto di qualità atteso, ma forse ancora precoce. Organizzata da quattro associazioni: La Bottega delle Parole, Librincircolo, Parole Alate e dalla cooperativa sociale Sepofà, Ricomincio dai Libri ha provato, con grande coraggio e pochissimi mezzi, dopo l’addio di Galassia Gutenberg – del tentativo sul lungo mare, meglio non parlarne proprio -, a riportare a Napoli una fiera dell’editoria degna della tradizione libraia della città. Tentativo encomiabile, riuscito però in parte, che se da un lato sottolinea quanto il solo desiderar qualcosa con grande tenacia e caparbietà alla fine porti a risultati soddisfacenti, dall’altro lato non è privo di pecche e mancanze.

Mancanze che, ovviamente, per un evento giunto soltanto alla sua quarta edizione, e con uno storico ancora tutto da formarsi, passerebbero in secondo piano se il tono si fosse tenuto leggermente più basso. Invece, si notano maggiormente, proprio per via del cambio di location e del risalto dato a tale avvenimento. È stato questo il problema principale di Ricomincio dai Libri: la città di Napoli si è dimostrata un’arma a doppio taglio. Probabilmente, rimanendo nella sua città natale, l’evento avrebbe ottenuto il doppio del successo.
Ma prima di giungere al perché, prima di perderci nelle motivazioni, bisogna dare a Cesare quel che è di Cesare. Ricomincio dai Libri, alla sua quarta edizione, con pochissimi mezzi, e senza alcun aiuto di tipo economico da parte delle istituzioni pubbliche, è riuscita a dar vita a un evento che nella città di Napoli non si vedeva da tempo. Ancor di più, l’organizzazione, composta da poche persone, simili a statuari spartani pronti a fronteggiare il nemico, ha lottato con le unghie e con i denti per mettere in piedi una manifestazione degna della città ospite, ma soprattutto per compiere passi avanti rispetto alle precedenti edizioni. Da questo punto di vista lo sforzo è stato commisurato al risultato e gli obiettivi raggiunti sono più che soddisfacenti. L’ex Ospedale della Pace a Via dei Tribunali, sede ospitante la fiera, ha visto un elevato numero di case editrici partecipanti, tra cui nomi degni di nota, appartenenti all’universo extraregionale, come Voland e Laterza; ricco il programma, fitto di presentazioni, laboratori, workshop, eventi, e ospiti importanti; variegato anche il panorama di “star letterarie”, di stampo nazionale e non esclusivamente campanilistico. Tra i nomi più rilevanti: Maurizio De Giovanni, Emanuele Fittipaldi, Lercio, Tommaso Pincio.

La proposta elencata, di per sé, sarebbe dovuta bastare a richiamare all’appello amanti, conoscitori, simpatizzanti del mondo delle lettere e soprattutto esperti del settore, data l’identità non strettamente regionale, ma nazionale che la fiera ha saputo conquistare dopo soli quattro anni. La corposa rassegna di appuntamenti messa in piedi dall’organizzazione, con cura e dedizione, non aveva nulla da invidiare ad altre fiere di settore di simile entità e magari con più mezzi. Eppure qualcosa è andato storto, e quel qualcosa è da analizzare profondamente poiché apre le porte a più intricati e labirintici problemi.

Ricomincio dai Libri è stato un successo, ma solo sulla carta. Nei fatti ci si aspettava molto di più. Come dicevo, ricchissima la proposta, piuttosto scarsa la risposta da parte del pubblico. In tre giorni di manifestazione la sala del Lazzaretto, che ospitava le case editrici, è stata gremita soltanto di domenica – escludendo i momenti dedicati alle scuole -; agli incontri si potevano contare tanto i presenti quanto le sedie vuote; mentre le associazioni, poste al centro del cortile dell’Ex Ospedale, sono state coinvolte in misura minima dall’afflusso di pubblico che ha “travolto” gli editori e gli autori. Quindi se da un lato la crescita c’è stata per quanto riguardo la proposta e la qualità, lo stesso non si può dire sul fronte del pubblico che, seppur selezionato e attento, non ha risposto adeguatamente, come ci si aspettava in una città metropolitana, alla chiamata. Napoli, semplicemente, non ha sentito il fruscio delle pagine. I problemi, le motivazioni, sono molteplici, ma principalmente sono due gli aspetti da sottolineare. La mancanza di una seria e programmata strategia pubblicitaria ha pesato molto sul risultato finale della fiera; in effetti, è impensabile organizzare un evento di grande portata come una Fiera del Libro, senza promuoverlo adeguatamente, lavorando in modo concreto, esperto, studiato, sui diversi motori di divulgazione. Ma soprattutto, non si può far partire la comunicazione, comunque randomica e non ben indirizzata, soltanto tre mesi prima della data dell’evento, specialmente quando nel mezzo c’è agosto. Non si può pensare che il richiamo della grande città basti e che i piccoli circuiti d’interessati possano dare inizio a un passaparola virale e diffuso. Non sono questi gli ingredienti con cui si può sperare di dar vita a un evento che lasci il segno e che miri a diventare un punto di riferimento per il panorama culturale napoletano (e campano). C’è bisogno di pianificare con largo anticipo, di creare occasioni di diffusione e promozione che si trasformino anche in possibilità concreta di sponsorizzazione, di fare rete cercando personalità, individui, con competenze specifiche che facciano squadra, muro, in modo da poter affrontare una sfida del genere a testa alta. Insomma, c’è bisogno di più organizzazione sia nel momento della preparazione, sia nel momento della realizzazione, senza tralasciare nessun dettaglio, sia che si parli di allestimento, sia che si parli di comfort, pulizia e igiene. Eventi del genere, per quanto ammirevoli nel loro voler prendere vita dal basso, funzionano solo se ragionati e pensati in ogni singolo, piccolissimo, aspetto.
Il problema, diverso ma altrettanto importante, è di stampo prettamente culturale e logistico: Napoli, non è pronta a un evento del genere. La città partenopea non è ancora pronta a ospitare una fiera del libro di stampo nazionale, sia essa organizzata da piccole realtà indipendenti, sia essa sponsorizzata da enti pubblici. La mancanza di un forte editore che faccia da traino, di collaborazione e coesione tra i piccoli, la mancanza di una vera e numerosa comunità di lettori sensibilizzati grazie a percorsi dedicati da svolgersi durante tutto l’anno, fa sì che non esista un vero e proprio pubblico napoletano per un evento simile. Inoltre, la mancanza di strutture logistiche adeguate come parcheggi, location ad hoc, ecc., rendono il centro storico il luogo meno adatto ad ospitare grandi numeri di persone.

Per ottenere grandi risultati bisognerebbe ripensare interamente l’idea di una fiera napoletana, strutturandola in modo diverso, unico, adatto alla città, ai suoi abitanti e alla comunità di lettori presente. Per ottenere grandi risultati bisognerebbe far catena e aprire le braccia a tutte le possibilità e realtà volenterose, non con l’idea di inglobarle, ma pensando a metterle sullo stesso piano organizzativo. Per ottenere grandi risultati bisognerebbe studiare durante tutto l’anno un progetto continuo, trasformando i mesi che precedono l’evento in un percorso a tappe che giunga a conclusione con la manifestazione stessa. Per ottenere grandi risultati bisognerebbe gestire meglio anche le risorse, anche minime, a disposizione, ma soprattutto le idee. Perché se è vero che iniziative del genere fanno bene a una città come Napoli, è altrettanto vero che non ci si può accontentare quando ci si mette in gioco in tal modo. Altrimenti si fa il passo più lungo della gamba.

Resta da vedere cosa accadrà a maggio, quando si concretizzerà l’idea già annunciata di Napoli Città Libro, il salone organizzato dagli editori napoletani. Solo lì, con la prova del nove, si potrà comprendere se davvero Partenope è pronta a ospitare un evento di tale portata o se i tempi sono ancora immaturi.

Per il momento Ricomincio Dai Libri ha superato la sua prova, seppur con numerose riserve. Non è mai troppo tardi per rivedere, perfezionare e migliorare con l’ottica di affrontare un evento in una città capitale e non in un comune di provincia.

Sergio Mario Ottaiano