Luigi Malerba: l’inutilità come svelamento della felicità

Se avete dei figli fategli mangiare fichi con formiche. Arricchirete in questo modo i loro ricordi d’infanzia.

[Luigi Malerba, Consigli inutili, Quodlibet edizioni]

In quel grosso calderone che è la letteratura italiana ogni tanto qualche nome si perde per strada. Per vari motivi, che oscillano dalla commerciabilità del prodotto alla qualità culturale del libro alla ricezione del pubblico verso il dato autore, quel nome compare sempre meno sugli scaffali delle librerie. Al massimo lo si ritrova ingiallito, con la costa incrinata, su una bancarella di libri di seconda mano o nei cataloghi eBook online; dove la produzione ha costi minori e si lascia un contentino a chi ha ancora memoria di quel nome, appunto. A una sorte simile, almeno per buona parte della sua produzione, sembra essere destinato Luigi Malerba (pseudonimo di Luigi Bonardi), autore dall’inesauribile vena comica.

Esponente di spicco del Gruppo ’63, sceneggiatore e romanziere, Malerba non abbracciò mai in toto lo spirito programmatico e propositivo della neoavanguardia sperimentale cercando di conservare nei suoi lavori quella carica comunicativa che potesse permettergli di tenere vivo il dialogo col lettore e di evitare l’immersione dei propri scritti in una difficile oscurità. Tenendo a bada, quindi, la criptica e autoreferenziale tentazione di chi riesce a piegare la lingua a proprio piacimento. Anzi, fu proprio grazie al linguaggio cristallino e alla linearità delle espressioni che l’autore emiliano riuscì a operare sulle strutture narrative, svelando così l’assurda comicità del linguaggio.

Testimone di quest’attitudine è Consigli inutili. Un libretto, pubblicato nel 2014 da Quodlibet, la cui chiave di lettura è celata nelle intenzioni: dare consigli che portano a un nulla di fatto, di cui ridere, capaci di risvegliare il bambino sopito in noi, e solo in ultima analisi capaci di far spazio alla riflessione. Un ossimoro utile, stavolta, a tentare di comprendere la felicità, tanto «sopravalutata dalla stessa letteratura che descrive in ogni momento gli infelici sensi della vita».

Di fatto l’autore nella prefazione dichiara:

I consigli inutili contenuti in questo libretto sono un primo timido tentativo di sfuggire ai condizionamenti della necessità e di ritagliare una superficie dignitosa alla logica renitente dell’ottimismo totalmente ingiustificato che solo l’ideologia del superfluo ci può procurare. Una ideologia che va accettata senza compromessi e con serena coscienza, da estendere a tutte le contingenze che rispondano a un rigoroso culto dell’inutilità. Se la necessità guidava le azioni dell’uomo primitivo, eleggere l’inutilità a ruolo distintivo dell’uomo evoluto sarà sicuramente la prospettiva nuova di un diverso e meno inquinante uso della civiltà. Ma attenzione, non si tratta di un atteggiamento irrazionale giustamente paventato dagli spiriti illuminati. Si tratta della utilizzazione del superfluo, programmato allo scopo di dare un significato diverso alle cose e di goderne le qualità finora trascurate e in qualche caso segrete.

Mettere da parte la necessità per coltivare un «ottimismo ingiustificato», qui sta il senso delle cose proposto da Malerba. E quindi non ci si stupisca se tagliare orecchie non rende bravi come Van Gogh, se si confondono uova di Pasqua con alberi di Natale, se creare un’ombra è un lavoro più faticoso di quanto sembri, se creare fango è un lavoro complicato, se coltivare querce richiede tempo o se nelle traduzioni, nella lettura o nell’uso delle citazioni si può ricorrere a soluzioni poco consone, perché è qui che in silenzio si nasconde la felicità che Malerba ricerca: in una lingua che nella sua ricercatezza e precisione rimanda sempre altrove, in un comico che tiene su le fila della logicità.

C’è chi ha intravisto un filo rosso tra questo volumetto e le Finzioni di Borges, ma mancano in Malerba i continui richiami intertestuali, i giochi di specchi e la complessità labirintica delle strutture narrative borgesiane. Di certo, però, di gusto borgesiano sono invece le otto biografie immaginarie in chiusura del volumetto e che sono ulteriore dimostrazione della disponibilità di Luigi Malerba a variare temi e contenuti pur di raggiungere i risultati prefissati.

Consigli inutili è forse l’opera meno adatta per gettare l’occhio su un autore che potrebbe essere meglio declinato se osservato attraverso il filtro dei propri romanzi e delle proprie sceneggiature, ma allo stesso tempo può essere l’utile primo passo per conoscere chi, con la penna, gioca di continuo brutti scherzi al linguaggio per svelare il mondo.

Antonio Esposito