Quando la letteratura ci aiuta a evadere: “L’anno della lepre” di Arto Paasilinna

Quello che chiediamo a un libro è anche che sappia trasportarci lontano dal rumorio caotico dello stress quotidiano. A volte vorremmo proprio tele-trasportarci in un luogo remoto, isolato, dove poter staccare completamente la spina e lasciarci tutto alle spalle.
La voglia di partire per un viaggio, si sa, è sempre in agguato e ci fissa con i suoi occhietti luccicanti e mefistofelici mentre noi brancoliamo, zombi del full time, ci reggiamo in piedi a stento, zigzaghiamo tra pile di pratiche da compilare ed enumeriamo mentalmente gli impegni della giornata non sapendo più nemmeno a che ora dovevamo andare a prendere Focs all’asilo e portare Matteo a spasso…no scusate, prendere Matteo all’asilo e portare Focs a spasso.

Certo, prendere e partire per un’avventura non è cosa da tutti, e intendiamoci non si parla solo di Don Abbondi cuor di leone ma di problemi economici, di tempistiche…perché se avessimo un po’ di tempo in più e liquidi sufficienti, chi ci fermerebbe dal partire con Phileas Fogg e il suo cameriere Passepartout per un giro del mondo? Sulla tassatività degli 80 giorni poi ci si potrebbe accordare…
Non è cosa da tutti, converrete con me, ma allora che fare?

È qui che ci soccorre la letteratura. E anche voi, voi scettici che siete restii e osservate i libri da lontano con il timore che una volta aperti si possa scatenare un pandemonio, manco aveste scoperchiato il vaso di Pandora; provate. Provate a lasciarvi catturare dal flusso della narrazione e mi direte.

La possibilità di evadere, la percezione di essere assorbiti in un universo parallelo…sono sensazioni che solo alcuni libri sanno dare completamente e uno di questi è senza dubbio “L’anno della lepre” di Arto Paasilinna (casa editrice Iperborea).
Il libro, che nel 1994 si aggiudicò il premio letterario Giuseppe Acerbi, è stato oggetto di diverse riedizioni (quella del 2016 è la 29°edizione) e ha superato le 120mila copie in Italia.

Paasilinna (classe 1942) è uno scrittore finlandese, considerato un vero e proprio autore-culto nel suo paese; il suo curriculum vanta professioni quali giornalista, poeta e guardaboschi, attività che sicuramente hanno inciso profondamente sullo stile dei suoi libri e che emergono anche nel “L’anno della lepre”.

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Il libro narra della storia di un giornalista quarantenne, Vatanen, che nel pieno di una crisi esistenziale decide di mollare tutto, lavoro, moglie e amicizie, per dedicarsi alla vita a contatto con la natura e al vagabondaggio. Sua fedele compagna è una lepre, incontrata per caso durante il ritorno da un viaggio di lavoro e forse complice della scelta del giornalista di cambiare vita: l’animale-totem accompagnerà Vatanen nel corso delle sue avventure e dei suoi pellegrinaggi boschivi alla scoperta del mondo.

Sull’automobile viaggiavano due uomini depressi. Il sole al tramonto, battendo sul parabrezza polveroso, infastidiva i loro occhi. Era l’estate di San Giovanni. Lungo la strada sterrata il paesaggio finlandese scorreva sotto il loro sguardo stanco, ma nessuno dei due prestava la minima attenzione alla bellezza della sera.

È un incipit disincantato e crudo, che colpisce per la livida schiettezza con cui Paasilinna denuncia una cecità di cui spesso è facile essere inavvertitamente affetti.

Si tratta di un libro in cui si respira l’atmosfera nordica, le immense foreste e le distese d’acqua sono onnipresenti e contornano le vicende, a volte paradossali, che l’autore ci racconta non tralasciando di sensibilizzare il lettore anche alle problematiche ecologiche.

Tra gli aneddoti raccontati nel libro uno dei più singolari è la sparatoria in chiesa: il pastore Laamanen irritato dalla presenza della lepre nella casa del Signore decide di cacciarla e, dopo aver tentato invano di ghermirla, estrae una pistola e spara alla cieca nel tentativo di ferire l’animale; i colpi vanno a vuoto e i proiettili sibilano tra le navate colpendo, tra le altre cose, il dipinto di Cristo. La caccia sarà arrestata solo da un errore del pastore, il quale inavvertitamente si spara ad un piede; la successiva celebrazione di una messa nuziale impedisce tuttavia l’immediato medicamento e costringe il pastore e simulare naturalezza e scioltezza durante il rito.
L’umorismo di Paasilinna, in grado di trasformare un luogo di culto in un saloon degno del Far West, è un ingrediente fondamentale ed è capace di raccontare e smuovere disparate situazioni. L’abilità di intrecciare il filone umoristico alla sensibilità ecologica fa di Paasilinna il creatore di un genere particolare: il romanzo umoristico-ecologico.

È una ricerca della felicità in simbiosi con la natura, un invito a trovare un’equilibrio personale nell’armonia naturale. E perché non partire da qui, da un libro che sappia raccontarci come sia possibile cercare le nostre radici al di là dell’assillante quotidianità, nell’anima boschiva di una nostra “Finlandia”.

Claudia Corbetta