Le vite che vengono narrate dall’autrice Rosetta Spinelli in La Bambina della Via Mala, Leucotea Edizioni, si snodano attraversando indicibili sofferenze come la schiavitù, l’emarginazione, l’ingiustizia, le malattie. Tuttavia, la forza degli affetti e la potenza dell’amore, anche ossessivo, riusciranno a risucchiare il lettore in un vortice di emozioni talmente vere da rimanerne sconvolti. Questo non è solo un romanzo, è un universo di esperienze, di storie reali destinate a lasciare un’impronta indelebile, come se non si fossero solo lette, ma vissute veramente.
È facile immedesimarsi nei personaggi di questa storia, perché le nostre nonne, e forse le nostre madri, è probabile abbiano vissuto le tragedie e i drammi di un matrimoni-prigione, di una vita forzata, votata all’umiliazione e al castigo dal quale non era contemplata la fuga. Botte, insulti, sacrifici e ricatti erano gli ingredienti di molte vite che si consumavano nel silenzio e nella rassegnazione eppure capaci di trasmettere determinazione, amore, empatia e tolleranza.
Abbiamo intervistato l’autrice.
D: Da cosa nasce l’idea di scrivere questo romanzo?
R: Banalmente l’idea di scrivere questo libro mi è venuta guardando alla tv un documentario sulla “Via Mala”, l’antica strada che attraversa la Val Seriana nella Bergamasca. L’ho collegato ad una persona a me molto cara che viene da quei luoghi e la cui vita è stata veramente travagliata. Ne ho parlato con lei e ho scoperto “la bambina della Via Mala.”
D: Cosa le hanno lasciato in eredità i personaggi?
R: Ho amato molto i miei personaggi e ho sofferto con loro, soprattutto perché sono reali. Ancora adesso fatico a staccarmene perché mi hanno lasciato un grande bagaglio di emozioni e di rimpianti.
D: Quale messaggio vuole dare al lettore?
R: Io racconto storie vere, storie di tragedie e di discriminazioni. Il messaggio è semplice: l’amore dovrebbe essere il motore del mondo ma a quanto pare spesso l’uomo dimentica la sua “umanità” e perde se stesso.
D: Perché, secondo lei, serpeggia ovunque il malcontento nonostante l’emancipazione, il miglioramento dei diritti e delle opportunità nella società odierna rispetto al passato?
R: Perché non c’è ancora vera emancipazione, perché i diritti sono spesso calpestati e non c’è più la capacità di vedere anche il “bello” delle persone e dell’ambiente che ci circonda. Siamo diventati autodistruttivi. Forse abbiamo guadagnato tanto con l’avanzare della tecnologia e del benessere, ma abbiamo anche perso molto in empatia e affettività: ciò è molto triste.
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