Filosofia dell’egoismo

Spesso il male di vivere ho incontrato

Eugenio Montale

In questo verso di Eugenio Montale si ritrova forse condensata gran parte della sua idea esistenzialistica: in una frase cristallizzato il dolore dell’uomo dinnanzi ai “mali” del suo tempo. Ma andando al di là del concetto montaliano di pessimismo –  così vicino al leopardiano Dialogo della Natura e di un Islandese – e avvicinandosi all’egoismo, un “male di vivere” che riguarda l’uomo, si può notare come la sorte, in questo caso, vi abbia poco a che fare.

Si potrà obiettare che l’egoismo è proprio di gran parte degli animali, che l’istinto egoista, per essi, è effetto del darwiniano principio di conservazione della specie; si potrà obiettare che, quindi, è ancora una volta la natura, la natura matrigna, che niente dà ai suoi figli se non ne ricava guadagno, la causa dell’egoismo animale e dunque anche umana.

Ma l’uomo può risultare egoista anche quando non è in pericolo, anche quando non deve preservare la propria conservazione; sembra quasi che l’uomo, l’umanità, sia egoista in un’accezione di significato che lo rende indifferente al prossimo, e ciò non è imputabile a principi naturalistici quanto più a principi psicologici: l’egoista teme non il prossimo ma la sua felicità, la sua realizzazione, personale e sociale, timore che nasce, molto probabilmente da una propria insoddisfazione di fondo.

La psiche e di conseguenza l’inconscio, hanno sempre un peso impossibile da trascurare nelle dinamiche sociali. Nell’Introduzione al narcisismo di Freud si spiega:

Il narcisismo è il completamento libidico dell’egoismo della pulsione di autoconservazione dell’uomo.

Seguendo questa idea, un comportamento egoistico cela spesso una debolezza della propria autostima; la felicità e la realizzazione del prossimo generano un pericolo per la propria debolezza.

Immanuel Kant

In filosofia l’argomento dell’egoismo è stato molto frequentato. Accanto alla distinzioni di carattere psicoanalitico fra egoismo ed egotismo, e un sociologico sentimento egoistico sociale, Kant presenta un’ulteriore disamina tra:

Egoismo logico – per il quale l’individuo non sottopone il proprio pensiero al giudizio altrui poiché lo considera superfluo;

Egoismo morale – per  il quale l’individuo agisce esclusivamente per un proprio vantaggio ed esclude quindi qualsiasi possibilità per il prossimo di ledere tale vantaggio;

Egoismo estetico – per il quale il bello coincide esclusivamente con il proprio pensiero.

Nietzsche definisce invece egoismo cosciente l’agire sempre per un proprio fine personale. Ciò rende l’altruismo un’apparenza di falsità, in quanto l’uomo può agire in favore del prossimo soltanto finché questo non diventi lesivo nei suoi confronti. In un’ottica del tutto diversa, Comte considera l’altruismo come il vivere per gli altri che porta al benessere sia sociale che individuale.

Si sono naturalmente riportati solo alcuni esempi di idee filosofiche su di un tema, quello dell’egoismo, definito più propriamente in termini filosofici solipsismo, sul quale la filosofia etica si dibatte.

Ma lo sguardo è ancora più ampio. Henry Sidgwick non ritiene che sia possibile ritrovare le cause di ciò che dà piacere all’uomo e di conseguenza avversa l’idea di una valenza morale dell’utilitarismo ma ritrova in esso un principio etico: è questo il motivo per il quale all’edonismo psicologico oppone un edonismo di natura etica, con il quale non si ricercano le cause del piacere ma si spiega cosa in realtà è il piacere per l’uomo.

Bernard Williams

Ma i termini di piacere, benessere e felicità non sempre possono essere intesi univocamente, in una sola sfumatura di significato e questo vale soprattutto in filosofia; nel XX e nel XXI secolo, infatti, altri pensatori hanno ripreso l’idea di egoismo e di utilitarismo e se da un lato Richard Brandt pensa a un’indagine filosofica impossibile da svolgersi se non con l’ausilio della psicologia, Bernard Williams spiega che non è sempre possibile per l’utilitarismo dare felicità individuale all’uomo, essendo un principio universale etico e non un principio individuale morale: ritiene, dunque, che l’azione benefica e “utile” non coincida con quella più giusta e felice per l’uomo.

Ecco allora che l’egoismo diviene un circolo vizioso nel quale l’egoista resta inviluppato: da un lato la società, fatta di individui che feriti da atti d’egoismo chiudono le possibilità di altruismo, finendo per essere loro stessi nuova fonte d’egoismo; dall’altro, l’uomo nel suo intimo che non permette al prossimo di superare l’egoismo che diviene esso stesso limite di felicità, e da illusoria difesa si trasforma in realistico nemico per l’umanità, quel “male di vivere” che spesso si incontra.

Roberta Attanasio